Lo Spazio di Meteora

A te rivolgo, Astro della Vita, il mio rammarico per non esserti Luna.
Muoio al pensiero di non giacere, pari e ignaro ciottolo
alla stregua di semplice meteorite scaraventato sulla Terra
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 Un incontro casuale

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meteora
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MessaggioTitolo: Un incontro casuale   Ven 05 Nov 2010, 12:12 pm

Un incontro casuale


Del: mercoledì 02/09/2009 alle 16.46
Di: meteora
In: Narrativa Racconti Brevi


.
Ti è capitato mai di pensare al perché la gente per strada non si cura di te?
Io proprio oggi ho riflettuto, quando mi veniva incontro un signorone grosso. Un metro e settantacinque centimetri almeno, era l’altezza; più giovane di me, non arrivato neppure alla cinquantina. Mi dà uno sguardo, e ancor stava lontano, fa finta di non guardarmi più e continua, viene ancor verso di me, avanti.
A un tratto rallenta. Io lo guardavo con il mio andar lento. Lui si ferma, fa il pensieroso, si porta la mano alla bocca, quasi, più si ferma al mento. Poi, che gli ero quasi a un passo, con l’indice come a sentire il vento, mi dice “Scusi!”.
“Dica!” rispondo io. Comincia lì il mio credere che quel grand’uomo avesse lì, lì, proprio di me bisogno. Quanto mi sentii più alto io sarebbe stato facile capirlo se si fosse potuto vedere quanto lui, sembrava diventar piccino. Ah, che sensazione, no! Non vorrei proprio che capissi male, non parlo della sensazione di sentirmi grande, ma di quell’altra che ci ha messo in relazione, quella cioè di scambiare due parole. Fece lavoro a fermare quella montagna umana, il passo che si puntò, portava a spasso ben oltre cento chili e l’eleganza pareva non soffrirne.
Mi chiese “ Saprebbe indicarmi dove poter mangiare qualcosa, anche cibi freddi?”.
Non ho avuto problemi a dirgli “Sto andando proprio in quella direzione, se permette l’accompagno!”.
“Non può immaginare quanto fa cosa gradita, lo riterrò un onore dal primo passo.”.
Non avrei dato una così gradita voce a un uomo di quella stazza, scusa, di quel peso, che è un po’ la stessa cosa. Squillante, sembrava che parlasse con l’armonia del vento e la dolcezza di quella tiepida mattina dei primi giorni di settembre. Camminavamo sotto i pini lungo il viale prima di girare a destra, e lui mi aveva già detto tante cose e fra le tante, una in particolare a me piacque di più. Mi disse arrivando al Caffè Moreno “Si fermerebbe con noi a consumar qualcosa?” Gli risposi quasi divertito “Con noi chi?”.
Si voltò e m’indicò una macchina che lentamente ci seguiva e a bordo due splendide signore salutavano con la mano e la loro gentilezza. Aspettammo che scendessero dall’auto, fermi sulla porta d’ingresso del Caffè. Dovette ripetere l’invito “Gradite allora? Dieci minuti! Non le ruberemo di più.”.
Capisci bene amico come ci son rimasto io. Lo guardai negli occhi, lessi in lui la sincerità degli intenti amichevoli e con un sorriso accondiscendente gli diedi la mano dicendogli “Perché no! Mi sei simpatico grand’uomo, io sono Nicola.”.
Arrivarono subito altre due mani dopo di quella che con la stretta disse “Lusingato, Antonio.”. “Piacere Caterina.”. E fu uno schiaffo, qui proprio a destra, da ko, e l’altra non fu da meno, mi centrò “Piacere Clementina”.
Restammo lì due ore circa, avevo fatto tre nuove conoscenze, e poi lo dissero loro quasi come una preghiera “Verrai da noi, mi raccomando, a rinnovare il tuo abbigliamento.”. “Ma sì, ci terremmo in contatto, prendi il mio numero di telefono e chiamami presto.”. Mi dissero, dove potevo trovarli, avevano aperto un negozio, e quando ci salutammo, quasi in coro, mi dissero “Non pensavamo di trovare un amico così presto.”. Ed io ancora con le loro mani strette dicevo di rimando “Non sono altro che piccolo e nero, questa è giustizia però.”.


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