Lo Spazio di Meteora

A te rivolgo, Astro della Vita, il mio rammarico per non esserti Luna.
Muoio al pensiero di non giacere, pari e ignaro ciottolo
alla stregua di semplice meteorite scaraventato sulla Terra
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 Vivì - da pag.47/48

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meteora
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MessaggioTitolo: Vivì - da pag.47/48   Gio 11 Nov 2010, 2:31 pm

Vivì - da pag. 47/48 .


Del: lunedì 01/03/2010 alle 10.06
Di: meteora
In: Narrativa Romanzo
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Non capita spesso di vedere da lontano anche la scritta del numero del pullman, non ebbi problemi oggi, quel diciannove era chiaro come il sole e prima che arrivasse alla fermata riuscii a spegnere l'mp3 e riporre tutto in tasca del giubbotto. Un breve cenno della mano, molto visibile, chiedeva all'autista la fermata. Fu preciso, la porta anteriore s'aprì proprio a me dinnanzi, un passo e fui dentro. Ogni volta che salgo sul pullman dico “buon giorno” a voce alta e tra me “lo prenda chi vuole”, ma gli autisti spesso rispondono, sono molto esperti di vita. Poi cerco il mio solito posto, sempre in piedi a due passi dietro l'autista, finché son solo, con Vivì dove la trovo, io vado lì. Adesso per esempio sono salito per primo, sarà lei quando sale che mi raggiunge, sa dove mi metto. Oggi appena mi raggiunge, ho pensato mi darà un bacio, la cosa mi emoziona alquanto, ma quel che farà più di gioia non accenderà. Alla sua solita fermata salì anche lei dalla porta davanti, non le fu facile raggiungermi per quanto da fare fossero tre passi, erano tanti i ragazzi e tutti sembravano davanti alla porta. Comunque si fece spazio e mi raggiunse. Come supponevo, mi fece un sorriso, semplice, sembrava che dicesse con una prepotenza amorevole, “dell'intero io faccio per prima un quarto di quel percorso, poi aspetto incantata con gli occhi miei chiusi che tu chiuda quella breve distanza con un bacio, un perdono”. Ed io umile schiavo già vinto riprendo quel trono di re. È la prima volta che il bacio sul pullman diventa un saluto per noi. Siamo due timidoni che han capito che non c'è più tempo di aspettar d'ogni cosa il giusto tempo, e giusto è l'amore che ci diamo com'è giusto quello che ci prendiamo. Come fossimo soli mi disse sbuffando “che stanca”, risposi “io no”. “Beato”, lo so son beato son re sono quello che tu vuoi per te. Le mani libere si unirono, la sua sinistra e la mia destra. Poi le dissi cosa facciamo? Tu cosa dici mi chiese. Io direi di scendere a casa.... fu repentina “ok aggiudicato”. Le dissi tante cose riguardanti tante cose viste per strada, del pollaio dove avevo lavorato, della strada ad Elmas dove avevo abitato e di quanto tempo era passato. Vivì si affrettò “ma si, ne abbiamo tanto da stare insieme”. Arrivammo alla mia fermata e scendemmo. Era la prima volta, nuova per me, Vivì prese il coraggio a due mani ed io ero il coraggio di lei. Non so quanti ci videro insieme quel di, ero orgoglioso di stare con lei, era tanto, era più di me, splendeva.
Ora camminando spediti vedevamo solo noi, senza guardarci, o senza guardarci vedevamo il mondo che stava a noi intorno. Fieri, selvatici in cuore, senza crediti ne debiti, che vigliacchi poi fummo a baciarci nel grande piazzale antistante la palazzina, come in un grande giardino pareva raccogliessimo viole d'amore, beffeggiandoci di chiunque vedesse in noi due bestioline in calore. Si, eravamo un pochino arroganti sicuri della nostra salute quel giorno, perchè tanta era la gioia e si sbagliava quanto i bambini nel profondere il loro amore alla mamma.

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